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Torre Guinigi

La famiglia Guinigi, che vantava remote origini feudali, fa la sua comparsa nelle carte lucchesi a partire dall'undicesimo secolo, quando inizia a consolidare la sua fortuna economica dovuta ai traffici e all'attività del banco. Ciò che l'ha resa celebre tra le casate cittadine, al punto che il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Lucca, è l'averne segnato la storia nell'ultima parte del Trecento e nell'iniziale trentennio del Quattrocento: prima con Francesco di Lazzaro, il 'padre della Patria', responsabile della riforma in senso democratico della liberata repubblica, e poi con Paolo, al contrario conculcatore delle libertà lucchesi, e signore della città dal 1400 al 1430. Il suo dominio coincise con una stagione di rilevante fioritura artistica e con una generale qualificazione del gusto e della moda, all'altezza degli standard delle più ricercate corti italiane e d'oltralpe.

Sono esempi dell'alta committenza di questo periodo la splendida croce d'argento dorato, conservata nel Museo dell'Opera del Duomo, lavoro dell'orafo piacentino Vincenzo di Michele e detta tradizionalmente 'dei Pisani', nonchè la villa suburbana del signore, oggi sede del Museo Nazionale di Villa Guinigi.

L'edificio che bene rappresenta il segno della magnificenza che il Guinigi volle imprimere al suo governo, venne iniziato dopo il 1412 e la sua costruzione, che finì per impegnare anche oltre cento uomini al giorno, non era ancora giunta a termine nel 1420, quando peraltro ospitava la grandiosa festa per le nozze di Paolo con la quarta moglie.

Ma l'opera che meglio caratterizza la raffinata temperie della signoria è il celeberrimo monumento della seconda moglie del Guinigi, Ilaria del Carretto, opera di Jacopo della Quercia.

"Ilaria Del Carreto"
di Jacopo Della Quercia

La scultura, tra le più importanti del Quattrocento italiano, fu collocata fin dall'origine nella Cattedrale, nei pressi di un altare di patronato della famiglia, posto nel transetto sud. La figura della giovane donna, rapita alla vita a soli ventisei anni, ricorda per l'altezza del rilievo e la centralità della posa sculture funerarie francesi, ma nella epica serie dei putti del basamento l'artista ha avuto certamente presenti sarcofagi romani di epoca adrianea ed analoghi manufatti di produzione attica. Il monumento che forse non accolse mai il corpo di Ilaria, seppellita nella cappella familiare di S. Francesco, fu ultimato certamente quando il Guinigi si era risposato, e ciò è spiegabile con la devozione nutrita da questi verso la memoria della madre del suo primogenito ed erede designato alla signoria.

Al Trecento appartengono invece i due palazzi guinigiani che si affrontano nella via intitolata alla famiglia, uno dei quali è sovrastato dalla solenne, celebre torre coronata di lecci, attualmente meta obbligata di chi visita Lucca.

La grande casa, edificata prima del 1376 dai fratelli Dino, Lazzaro e Jacopo Guinigi, occupa, insieme all'altra residenza familiare, costruita dai fratelli Francesco, Nicolao e Michele, un posto di rilievo nell'ambito dell'architettura civile toscana di epoca tardogotica. Tale è infatti l'effetto di imponenza e al tempo stesso di leggerezza che all'edificio conferiscono le ariose trifore e tetrafore dagli esili colonnini. L'ornamentazione esterna ha anch'essa la funzione di attenuare la severità dell'insieme: ghiere in cotto cesellato, capitelli lavorati con motivi vegetali o con la figura umana, arpioni da cavallo in ferro battuto.


Si ringraziano:
  Comune di Lucca, per i testi
  Lucio Ghilardi Fotografo, per le foto
  Maria Pacini Fazzi Editore, per le foto.