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VILLA BOTTINI - Lucca
Villa Bottini, anticamente Villa Buonvisi, cosiddetta "al giardino", è una delle due ville (insieme alla Villa Guinigi "nei Borghi") comprese all'interno delle Mura di Lucca e risulta - a causa della sua collocazione urbana - piuttosto anomala rispetto le altre, situate in luoghi di campagna e di collina ben distanti dalla città. Ha esercitato una grande influenza sulla costruzione di numerose altre dimore ed è uno degli esempi fondamentali dell'architettura rinascimentale delle ville lucchesi.
Entrando dall'ingresso di via Elisa la fabbrica del palazzo in villa si presenta nella semplicità delle sue forme: un austero parallelepipedo sormontato dall'elegante volume dell'altana, cui fa riscontro, sul prospetto opposto, l'alto portico, poi chiuso con vetrate, che privilegia il rapporto della residenza con il giardino, di cui si è perso l'impianto originale mentre permane sul fondo il singolare accesso al ninfeo eseguito su disegno del Buontalenti. Si possono notare infatti tre diverse personalità nella realizzazione del complesso: la prima è quella dell'autore del palazzo, per altro rimasto sconosciuto, la seconda è quella di Vincenzo Civitali, a cui viene attribuito il disegno del portale e delle finestre sul muro di cinta, la terza è appunto dell'architetto fiorentino. All'interno dell'edificio, al piano terra, si può ammirare la suggestiva decorazione affidata al ciclo di affreschi con scene mitologiche ed allegoriche che Ventura Salimbeni realizzò negli ultimi anni del XVI secolo.
Stupenda è la vista della città che si può godere dall'altana e che si spinge oltre le mura fino all'arco delle colline a nord. Nel piano seminterrato si trova - ben conservato - l'impianto dell'antica cucina e dei locali di servizio.
La villa ha subito varie vicissitudini rimanendo anche per lungo tempo chiusa e abbandonata. Diventata di proprietà pubblica è stata restaurata e riaperta alle visite. Adesso è usata come ambiente di rappresentanza del Comune. Per poterla visitare bisogna telefonare allo 0583-494066 e prendere accordi.
VILLA GUINIGI - Lucca
Il complesso è di proprietà dello Stato e dal 1968 ed è sede del Museo Nazionale di Villa Guinigi.
Paolo Guinigi - signore di Lucca dal 1400 al 1430 e marito di quella Ilaria del Carretto ritratta da Jacopo della Quercia nel monumento funebre che si trova nel Duomo di Lucca - la fece costruire sul modello dello schema tipologico e figurativo delle prime ville lucchesi trecentesche.
Esse si distinguevano per l'impianto planimetrico rettangolare, la copertura a capanna impostata su poderosi muri maestri e per la prevalenza delle due facciate più lunghe, spesso dotate di portico e delle tipiche finestre a bifora.
Difatti la fabbrica di Villa Guinigi presenta tutte queste caratteristiche in forma assai accentuata: dal grande portico del piano terra alle merlature sulla sommità delle facciate più corte e del muro di cinta che ne sottolineano la figurazione "gotica".
Assai più suggestiva della visione frontale è però quella laterale che si percepisce da ovest e che ci presenta il complesso come nelle belle miniature del Sercambi, cronista e illustratore lucchese dell'epoca del Guinigi. Le numerose trasformazioni e rimaneggiamenti subiti nei secoli, nonché il restauro contemporaneo finalizzato alla sua utilizzazione museale, hanno tolto alla villa ogni fisionomia di dimora - pur signorile - che probabilmente possedeva in origine; nondimeno permane in essa una forte suggestione di sapore romantico e l'eminenza di un luogo di ragguardevole connotato che ne fa una delle principali referenze della storia della città.
Il museo raccoglie una ricca campionatura di testimonianze dell'arte e della storia lucchese.
VILLA REALE - Marlia
In epoca longobarda vi dimorarono i Duchi di Tuscia, successivamente la proprietà passò alla famiglia Avvocati e quindi ai Buonvisi, falliti i quali, fu acquistata dalla famiglia Orsetti nel 1651. In quell'epoca si provvide al rifacimento del palazzo - di cui ci resta scarsa iconografia, ma che senza dubbio si adeguava ai modelli della trattatistica della villa lucchese rinascimentale - ed alla mirabile realizzazione del parco e dei giardini, giunti nelle loro linee essenziali fino ad oggi.
Fu Elisa Baciocchi Bonaparte, sorella di Napoleone e principessa di Lucca e di Piombino, che, agli inizi del XIX secolo, obbligando gli Orsetti all'alienazione del prestigioso sito, conferì impronta regale al complesso, modernizzando l'antica dimora per farne la propria residenza di campagna.
Gli interventi lasciarono pressoché integre le parti più preziose e suggestive del parco seicentesco, come il "teatro d'acqua" alle spalle del palazzo e la straordinaria organizzazione spaziale espressa attraverso la sequenza del giardino dei limoni, il vestibolo della fontana e l'originalissimo "teatro di verzura" all'aperto, formato da cespugli di bosso potati secondo un disegno scenografico che lo propose come un singolare palcoscenico dove fu rappresentata - tra l'altro - la "Fedra" di Racine e nel quale echeggiarono anche i virtuosismi "diabolici" di Niccolò Paganini, il sommo violinista genovese ospite assiduo a corte, che mandò frequentemente in deliquio la Principessa Elisa tanto da poter affermare: "La sovrana Elisa, cadendo talvolta in svenimenti al mio suonare, allontanossi sovente per non privare gli altri del piacere...".
Le trasformazioni del palazzo - progettate dal Bienaimè - furono al contrario radicali, per l'introduzione di modelli francesizzanti e di elementi architettonici del tutto estranei alla cultura della villa lucchese e la stessa distribuzione interna fu sconvolta a causa della creazione di nuove sale.
L'ambizione della Principessa si spinse oltre i confini storici del parco, che fu quasi raddoppiato, annettendo il bel palazzo cinquecentesco adiacente - la Villa del Vescovo - già residenza estiva dei presuli di Lucca, arricchito dal ninfeo di scuola buontalentiana con la grotta per i giochi d'acqua, una delle architetture da giardino più prestigiose di tutta la Toscana. Dopo la caduta di Napoleone nella proprietà si succedettero i Borboni, quindi i Granduchi di Toscana e, dopo l'unificazione del Regno d'Italia, Vittorio Emanuele II. Quest'ultimo la cedette al Principe Carlo di Savoia, diseredato in seguito al suo matrimonio con una borghese britannica, Penelope Smith. I due trascorsero la loro vita nella villa e vennero sepolti nella cappella del parco.
Il loro figlio, date le sue manie religiose e il suo comportamento eccentrico, si meritò l'appellativo di "Principe Matto" e si indebitò a tal punto che alla sua morte, nel 1918, la villa dovette esser venduta a un gruppo di acquirenti locali i quali pensarono bene - per recuperare l'ingente spesa - di tagliare gran parte delle alberature secolari per farne legname.
Poco più tardi passò alla famiglia dei conti Pecci-Blunt, esponenti dell'alta aristocrazia romana e tuttora proprietari, che fermarono il progressivo degrado affidando a un famoso architetto francese, Jacques Greber, il restauro integrale del parco e dei giardini e vi inserirono con mano leggera e gusto un po' eclettico alcune "comodità" quali la piscina, il campo da tennis e il padiglioncino dei bambini.
Della villa oggi è visitabile soltanto il parco, ma si tratta di un vero e proprio viaggio attraverso un microcosmo ricco di sorprese e suggestioni, durante il quale accade che la veduta ora si dilati sul grande prato prospiciente il palazzo, ora sia contenuta entro preziosi recinti di vegetazione architettata, ora rimanga coinvolta nei segreti di percorsi verso piccoli luoghi reconditi.
"Marlia, luogo in verità divino.." scriveva il Metternich alla sorella nel 1817 e certamente di quel luogo aveva subito l'incanto evocativo che ancora oggi il visitatore avverte insieme al clima di fascinoso scenario degli avvenimenti e dei personaggi che vi si sono avvicendati.
Il parco è aperto dal 1°Marzo al 30 Novembre, negli altri mesi su appuntamento.
Le visite sono sempre guidate, con partenze alle ore 10, 11, 15, 16, 17 e 18. Il giorno di chiusura è il lunedì ma nei mesi di luglio, agosto e settembre i giorni di apertura sono soltanto il martedì, il giovedì e la domenica.

Per informazioni 0583-30108 o 0583-30009.
VILLA GRABAU - S. Pancrazio
La Villa Cittadella oggi Villa Grabau è una delle cinque capostipiti della generazione rinascimentale delle ville lucchesi. Uno dei particolari più interessanti della costruzione, oltre allo splendido giardino che alterna alberi ad alto fusto, prati e fitte siepi "all'inglese", è la bella limonaia che, sebbene creata per destinazione agricola, diventa un elemento di elevato valore architettonico.
Per un gruppo abbastanza numeroso vale la pena di prendere contatto con lo 0583-406325 (dr.ssa Francesca) per avere la possibilità di ammirare lo splendido parco.
VILLA QUERCI - S. Pancrazio
La Villa Cenami, poi Bernardini, oggi Villa Querci si può vedere sulla destra da un ampio cancello che difende la riservatezza dei proprietari ma consente di ammirare l'elegante facciata del palazzo. Aldilà della strada, verso la piana, si nota ancora il lunghissimo viale a valle che rappresentava l'accesso di un tempo e che oggi purtroppo è ormai spoglio degli originali cipressi.
L'impianto della villa è forse il più maestoso ed imponente di tutto il territorio lucchese , sia per il vasto comprensorio della sua proprietà agricola, sia per l'articolazione delle numerose fabbriche di corredo (fattoria con frantoio e mulino, stalle, cantina, limonaia) sia per il disegno del parco, forse meno architettato di altri, ma più rispondente ai canoni della villa lucchese del Cinquecento. Risale infatti alla metà del XVI secolo l'intervento originario di cui il palazzo ci palesa gli elementi principali: la bella scala a doppia rampa, la prevalenza dell'ordine del piano nobile, il grande ed arioso portico sulla facciata tergale, attraverso il quale il signore poteva dominare con un unico colpo d'occhio la visuale a monte e a valle.
Agli inizi dell'Ottocento era la residenza di Bartolomeo Cenami, Gran Scudiere della principessa Elisa Baciocchi Bonaparte. Per compiacerla fece eseguire delle costose opere di ammodernamento come testimoniano gli inserti tipicamente neoclassici dei bassorilievi della facciata, la balaustra in cotto sulla sommità della gronda e il tempietto belvedere al culmine della copertura.
Nel 1823 fu poi venduta ai Bernardini e a tutt'oggi, grazie alla cura degli attuali proprietari, si trova ancora in un eccellente stato di conservazione.
VILLA ARNOLFINI (LA BADIOLA) - S. Pancrazio
L'azienda dei fratelli Butori si trova in una villa stupenda di impianto cinquecentesco anche se poi successivamente ampliato e la sua giacitura - per quanto quasi completamente nascosta alla vista dall'esterno - si presenta come un pregiato "enclave" sulle prime pendici dei colli di Matraia.
La villa Arnolfini piacque moltissimo al regista Luchino Visconti che la scelse per le riprese della sua ultima opera cinematografica "L'innocente", tratto da un romanzo di Gabriele D'Annunzio e proprio dal nome della villa nell'opera dannunziana è stata mutuata la denominazione dell'azienda "La Badiola".
I proprietari hanno intenzione di risiedervi e quindi gli interni della casa non sono aperti al pubblico.
L'accoglienza in ogni caso è cordialissima e gli scorci del complesso che è possibile intravedere valgono la sosta.
Tel. 0583-30633.
LA SPECOLA - S. Pancrazio
La struttura neoclassica dell'osservatorio astronomico di S. Pancrazio, meglio conosciuto come Specola, non è mai stata completata. L'opera dell'architetto Lorenzo Nottolini (nato a Lucca nel 1787, fu attivo soprattutto nella sua città natale dove fu nominato Architetto Regio della corte borbonica nel 1818; come ingegnere va ricordato per l'acquedotto -1822- e per il ponte sospeso sulla Lima a Bagni di Lucca. Morì nel 1851) domina la piana del Serchio e dal terrazzamento antistante l'elegante portico si gode un panorama suggestivo sia sulle ville sottostanti che sulla città di Lucca, di cui nei giorni di sereno si distinguono l'arborato cerchio delle Mura e l'imponente monumentalità del centro antico.
L'edificio faceva parte di un ambizioso piano di rinnovamento vagheggiato da Maria Luisa di Borbone duchessa di Lucca per il complesso della Villa Reale. Ideato originariamente come coffee-house all'interno del parco, fu poi realizzato come osservatorio dopo la restaurazione, ma le ristrettezze finanziarie delle casse ducali non ne permisero l'ultimazione comprendente la facciata posteriore con la torretta di osservazione nonché le decorazioni e le rifiniture del fronte principale.
È rimasto come singolare testimonianza di "non finito" architettonico ed è stato abbandonato per moltissimi anni.
Il restauro dell'edificio è stato ultimato con encomiabile cura dal proprietario Giuseppe Ciambelli.
Per informazioni telefonare allo 0583-928441.
VILLA GUINIGI oggi VILLA PARDINI - Matraia
La Villa Guinigi è il risultato di restauri operati tra il 1546 e il 1547 da Vincenzo Guinigi su un edificio preesistente che il figlio Tommaso proseguì con abbellimenti e ampliamenti verso il 1610. La planimetria, la divisione dei piani e anche gli intervalli delle finestre sono identici a quelli della Villa Cenami Querci, così come il portico dorico.
Situata su una terrazza naturale, domina la collina di Matraia e i terreni contigui alla villa che fino al secolo scorso erano coltivati.
Adesso la villa è chiusa al pubblico ma potete fare un tentativo presso la signora Francesca Pardini, alla Fattoria Colleverde. Preavvertendo e secondo le disponibilità di una delle proprietarie, un giro all'interno del parco si renderà possibile.
VILLA VIDAU - Camigliano
La prima stradina che si incontra sulla sinistra evita la villa e conduce direttamente alla cantina.
La seconda strada più a valle porta davanti alla villa vera e propria, una delle più antiche della zona (una volta Villa Buonvisi), abitata dalla famiglia Vidau.
Il complesso è di impianto cinquecentesco, ma la sua tipologia si differenzia sostanzialmente dai modelli precedentemente trattati sia per il corpo allungato del palazzo, sia per l'aspetto di fortilizio che la massiccia recinzione gli impone, caratteristica comune ad altre residenze in villa di mezza collina disposte in siti particolarmente esposti ed aprichi: un ulteriore elemento di suggestione che si aggiunge alle consuete prerogative dell'insediamento godibile anche per la possibilità di fare agriturismo, soggiornando in residenze rustiche e bagnandosi in una piscina che si affaccia sui vigneti. Per qualsiasi informazione, il telefono è O583-352254.
VILLA FATTORIA MAlONCHI - Tofori
Maria Pia Maionchi, pioniera indiscussa nella civiltà lucchese del nuovo modo di vivere in villa, conduce con il tono sobrio e cordiale della padrona di rango un'azienda di tipo agrituristico che effettua accoglienza ad escursioni, ospitalità, ristorazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
Il complesso, nella sua chiusa serrata, risale con ogni probabilità al XVII secolo; l'architettura del palazzo si presenta scarna, essenziale e priva di orpelli, mentre si può affermare che poche altre ville della Lucchesia vantino una collocazione così ben integrata nei paesaggio ed altrettanto armonizzata al proprio comprensorio agricolo.
Il giardino, su due livelli tra loro collegati con un'elegante scala, rappresenta, oltre che un luogo di delizia per incontri, conversazioni e concerti che non di rado i proprietari - raffinati cultori di musica antica - offrono ad ospiti ed amici, un affacciamento mirabile sui pendii dei vigneti.
La fattoria ha degli ambienti molto suggestivi e confortevoli tra cui si possono apprezzare la stanza del forno e la cantinetta, nonché il rustico berceau, tutti perfetti luoghi conviviali.
Nonostante che la villa sia la residenza dei proprietari, se non siete in numerosa e indiscreta comitiva potete anche chiedere di essere ammessi ai giardini privati o ad un passaggio nei misteriosi sotterranei delle antiche cantine, luoghi normalmente non accessibili al pubblico.
Per qualsiasi informazione potete telefonare allo 0583-978194 o 0583-978138.
VILLA FATTORIA DI FUBBIANO - Tofori
Una villa settecentesca a pianta squadrata con una doppia scalinata sulla facciata, un arredamento che unisce tradizione e comfort moderni, una grande piscina su un terrazzo naturale che si affaccia ad est sul crinale in pendio dove è situato il paese di S. Gennaro.
Il complesso si manifesta come un piccolo nucleo abitato per via dei numerosi annessi colonici e delle cantine che lo circondano e ne possiede il clima confortevole e protetto: è uno dei rari casi in cui si può soggiornare anche nel palazzo oltre che approfittare gustosamente dei prodotti della fattoria.
Quattro vini D.O.C. (tre rossi e un bianco), olio extra vergine, marmellate e conserve, cavalli avelignesi in mezzo agli ulivi. Tel. 0583 978011, 0583-97831
VILLA FATTORIA GAMBARO - Petrognano
Per meglio sfruttare la sua posizione eminente e la poca disponibilità di terreno in piano, la villa Gambaro, la cui realizzazione risale al XVII secolo, è collocata in modo anomalo, presentando il palazzo il suo prospetto principale a nord-ovest, ma possiede un piccolo parco rettangolare che su diversi livelli offre la veduta panoramica più completa a cavaliere tra la piana di Lucca e la Valdinievole.
Le proprietà della villa sono molto estese lungo le pendici della collina, anche se il palazzo sembra quasi costretto in una piccola resede lungo la strada, che lo divide da un singolare e minuscolo borghetto facente parte del complesso. Qui, dopo aver ammirato la bella fonte del lavatoio, si può fruire del posto di ristoro: è aperto da maggio a settembre ma tutto l'anno c'è la possibilità di acquistare il vino e l'olio della Fattoria di Petrognano dei Conti Gambaro.
Telefonando allo 0583-978043 potrete prenotarvi anche per una passeggiata nel parco della villa.
Nel periodo estivo possibilità di agriturismo, in questo caso bisogna chiamare direttamente la villa e il numero è 0583-978038.
VILLA ANTELMINELLI oggi VILLA MESCHI - S. Colombano
Il corpo centrale della Villa "del vescovo" di S. Colombano (così chiamata perché conferita dalla Principessa Elisa Baciocchi alla Mensa Arcivescovile di Lucca in cambio della forzata vendita dell'antico palazzo vescovile annesso al parco della Villa Reale di Mania) è del XVI secolo, ma il complesso ha subito sostanziali modifiche.
Originariamente era degli Antelminelli, un ramo lontano della famiglia di Castruccio Castracani,e se ne parla già nel 1596 come luogo d'incontro con un emissario del granduca di Toscana durante il processo contro Bernardino di Baldassarre Antelminelli.
La villa ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale e presenta due quadrate torri colombaie probabilmente costruite durante i lavori della prima metà del Seicento. Acquistata da Curzio Franciotti nel 1670, fu da questi risistemata soprattutto nei giardini.
Attualmente la famiglia Meschi offre ospitalità agrituristica negli annessi di questa splendida dimora arricchita da una piscina. Per prendere contatti e avere informazioni il telefono è 0583-928357.
VILLA MANSI - Segromigno
La fiorita eleganza di questo palazzo rappresenta il simbolo dell'architettura lucchese in villa: la sua immagine è infatti la più diffusa e conosciuta di tutto il patrimonio, per quanto si discosti sensibilmente dai canoni classici della villa lucchese cinquecentesca.
L'intervento determinante per la configurazione attuale dell'edificio, così finemente elaborata nei particolari ed insolitamente ricca, è opera dell'architetto urbinate Muzio Oddi che, chiamato a Lucca per il compimento dell'ultima cerchia delle Mura, lavorò anche, intorno al 1634-35, al completo rimaneggiamento della preesistente fabbrica di questa villa, su incarico della proprietaria, contessa Felice Cenami, aiutata e consigliata dal cognato Paolo, abate a Parigi.
Così per mano dello stesso architetto, personalità esterna alla cultura locale, la Villa Mansi e la vicina e coeva Villa Santini-Torrigiani si staccano dall'austero repertorio lucchese cinquecentesco e si allineano al gusto brillante e forse anche un po' provocatorio dell'epoca: un manierismo vago e leggero preludente ai fasti di quel barocco che Lucca non vedrà mai se non in tono minore ed alquanto in ritardo. In questo secolo altre mani si alternarono all'arricchimento del palazzo e soprattutto del giardino; la proprietà passò alla famiglia Mansi (1675) che, proprio in quell'epoca, vanta la leggenda più misteriosa ed affascinante di tutta la cultura lucchese: Lucida Mansi, il Faust in gonnella, che intrattenne un patto col diavolo, promettendogli l'anima in cambio del perdurare della propria bellezza, e - chiamata ad onorario - venne dal Maligno precipitata con la carrozza di sotto dalla passeggiata delle Mura.
Il disegno del giardino fu affidato da Ottavio Mansi al grande Filippo Luvarra, l'architetto messinese che fu tra i massimi esponenti del tardo barocco europeo e interessò il rifacimento del parco compreso nella chiusa della villa: l'impianto rinascimentale ne risultò profondamente alterato, per dar luogo ad un elaborato e sapiente gioco di effetti scenografici e d'insieme (prospettive mutevoli, scherzi d'acqua, peschiere e viali) che non avevano l'uguale a sinistra, in nessun'altra villa della Lucchesia. Gran parte di questo intervento fu annullato nell'Ottocento con la rimodellazione del parco "al naturale". E' assai suggestiva la vista dell'interno attraverso il bel portico ed il salone con le grandi tele del Tofanelli, eloquente documento del gusto neoclassico legato alla cultura lucchese dell'epoca dei Baciocchi.
La villa e il parco sono visitabili tutti i giorni tranne il Lunedì, dalle 9,30 alle 12 e dalle 14, 30 fino a quando fa buio. Per l'accoglienza e i servizi offerti (organizzazione di banchetti, meetings, sfilate, feste) si può telefonare allo 0583-920234, 0583-920096, 0583-920474.
VILLA TORRIGIANI oggi VILLA COLONNA - Camigliano
Il complesso rappresenta nel suo insieme un compendio praticamente completo degli splendori e delle raffinatezze delle ville lucchesi e si annuncia in grande pompa con il monumentale viale a valle, poderosamente rimarcato ai fianchi dai grandi cipressi, che mira diritto alla festosa gloria del prospetto del palazzo, a sua volta traguardato dal ricco e ornato cancello.
Davanti all'ingresso della villa sorge un borghetto di tono medievale con torrette di guardia agli angoli, assai singolare e di chiara derivazione da modelli francesi, come denunzia il toponimo di Borgo Parigi; era destinato ad ospitare i giardinieri e gli ortolani e infatti i terreni ad orto caratterizzano tutta questa parte esterna della villa alfine di mantenere al parco interno alla cinta il connotato aulico e signorile.
A conferma di ciò - pur non sopravvivendo che una parte degli splendori del disegno originale - il giardino cosiddetto "di Flora" rappresenta una delle più elevate testimonianze del gusto lucchese, seconda solo al favoloso parco della villa Garzoni di Collodi. Derivato dalla compartizione cinquecentesca del giardino segreto, quello "di Flora", sfruttando un sapiente gioco di livelli ed una profusione di grazie architettoniche, conduce il visitatore in un microcosmo di delizie riservato ai "fiori, erbe e scherzi d'acqua" ed esplicita ancora una volta la magica suggestione di trovarsi accolti in uno spazio concluso e ad un tempo straordinariamente aperto.
La presenza di grotte e ninfei, di elementi scultorei grottescamente mostruosi, di materiali artatamente scabri e "scogliosi" propone all'ospite una sorta di narrazione fiabesca ed ironica alla quale si aggiungevano gli innumerevoli e stupefacenti giochi d'acqua, le "sorprese" di introspezioni quasi spiate, le prospettive più lusinghevoli ed attraenti. L'edificio preesistente al Palazzo attuale risale alla seconda metà del Cinquecento ed è identificabile forse con quella villa Buonvisi ricordata negli atti del processo per l'assassinio di Lelio Buonvisi del 1593. Come a Villa Mansi, intervenne nel secolo successivo con importanti trasformazioni lo stesso Muzio Oddi. La facciata composita è assai vivacizzata dai colori del tufo giallo e della pietra grigia che fanno risaltare le statue di marmo bianco collocate in nicchie: un trionfo di ornamento che testimonia l'operare di una personalità esterna alla cultura lucchese - in questo caso l'architetto bolognese Alfonso Torreggiani - e la volontà anticonformista di un committente: il nobile cavaliere Nicolao Santini, uomo di gran mondo e sovente in rapporto con Parigi, che dette l'avvio alla trasformazione, e di suo nipote Cesare Santini, "cavaliere assai gentile e a Lucca molto benvoluto".
L'interno del palazzo è notevole: carico di orpelli, fregi ed ornamenti barocchi, ma illeggiadrito dalle pitture di Vincenzo Dandini e dalle decorazioni del quadraturista lucchese Piero Scorzini; di grande effetto ed impegno architettonico le due scale interne a pianta ellittica, movimentate dai muri ricurvi e dagli effetti di luce cadente dall'alto. Sul retro del palazzo si ritrova, ben rimarcata, la continuazione del viale che si spinge verso le colture aperte sul colle, testimonianza del gusto della villa lucchese per uno stretto colloquio tra il giardino e la campagna.
L'emozione maggiore la offre, dal viale alberato, la visuale dei settecento cipressi secolari che incorniciano solennemente la faciata policroma.
Vale la pena di fare il giro, lasciare l'automobile a metà del viale e passeggiare per poche centinaia di metri: lo spettacolo offerto dalla prospettiva è davvero magnifico. La villa è visitabile tutti i giorni, parco compreso; per informazioni il telefono è 0583-928889.
VILLA DE VERA D'ARAGONA - Pozzuolo
Non è visitabile ed è situata su un crinale, dove terminano le colture della vite e dell'olivo verso valle e quelle di castagno a monte. Gode di una posizione panoramica eccezionale, affacciandosi sulla città di Lucca che appare come in una visione fiabesca con la sua cinta di Mura chiomate di platani.
Il corpo centrale dell'edificio è a pianta rettangolare e si articola su due piani e una soffitta con tetto a capanna; ad esso si innesta a squadra un corpo caratterizzato da un portico e una loggia al primo piano. Il giardino prospiciente la facciata è di modeste proporzioni ma è possibile goderne l'insieme anche dall'esterno.
VILLA BURLAMACCHI oggi VILLA ROSSI - Gattaiola
L'impianto originario risale alla prima metà del XVI secolo e fu fatta costruire da Francesco Burlamacchi, lo sfortunato eroe che - vagheggiando uno stato federativo - progettò la sollevazione delle città toscane contro il dominio mediceo ma, tradito da una delazione, ebbe mozzato il capo dall'autorità imperiale.
La sua statua campeggia dentro la città, al centro di Piazza S. Michele, ed è un simbolo del pensiero laico e riformatore che ha sempre trovato nella civiltà lucchese significativi momenti di espressione. A causa delle sue vicende il Burlamacchi non riuscì a vedere finita la villa, affidata alla scuola di quel Nicolao Civitali, figlio di Matteo, autore del Palazzo del Potestà nella stessa Piazza S. Michele.
Il completamento dell'edificio fu realizzato nel secolo successivo e la famiglia Santini, che ne divenne proprietaria, continuò i lavori soprattutto all'interno e a quest'epoca risalgono le decorazioni a fresco di Bartolomeo De Santi, nel magnifico salone da ballo al primo piano, ricche di soggetti mitologici e simbolici e di "quadrature" architettoniche illusorie. Le forme della villa appaiono assai rigorose e severe: un elegante parallelepipedo - quasi un dado - che nella facciata tergale si apre in un arioso portico a sette fornici, magnificamente affrescato, come le sale al primo piano, da Francesco Antonio Cecchi nel 1720.
Il parco non ha più la sistemazione originaria, ma la configurazione attuale è quella "all'inglese", risalente al secolo scorso: piante d'alto fusto, prati in dolce declivio e percorsi che consentono romantiche passeggiate.
All'interno della chiusa della villa vi è anche una Palazzina, probabilmente incorporata dopo la riconfigurazione del parco nell'Ottocento. Essa i caratteri della villa-fattoria, con serre e rimesse in stile neogotico e una facciata con doppio ordine di portico, ed evidenzia la sua dipendenza dal palazzo principale.
La struttura ha avuto numerose e illustri proprietà, compresa quella attuale: i Santini, i Montecatini, gli Altieri e il raffinatissimo conte di Nieuwerkerke, amico personale dell'imperatore Napoleone III ed è sempre stata oggetto di particolari cure ed interventi.
La villa e il suo parco sono visitabili su appuntamento, telefonando allo 0583-512177 e chiedendo della signora Francesca Duranti Rossi.
VILLA BURLAMACCHI oggi VILLA VIGNOCCHI - Vicopelago
Un lungo viale d'accesso incorniciato da due file di cipressi e lastricato in pietra porta all'edificio costruito intorno al 1540, probabilmente per mano di Nicolao Civitali.
La villa si presenta con il grande tono di certe dimore rinascimentali fiorentine; il suo volume, già imponente e massiccio, ben visibile da lontano per la parziale eliminazione della vegetazione del parco, è reso ancora più nobile e originale dal tratto asimmetrico del portico d'angolo - qui decisamente concepito come luogo esterno di soggiorno al coperto - e dall'archeggiatura cieca sulla sinistra della facciata.
Sul retro, la Villa di Martino Bernardini di cui la Villa Burlamacchi copre la visuale, meritandosi il nomignolo - tramandatosi nei secoli - di Villa "del dispetto".
Il parco e il viale esterno sono visitabili: basta una telefonata per avvertire, allo 0583-379035.
VILLA LA PRINCIPESSA - Massa Pisana
Si possono identificare nell'edificio le vestigia della villa fatta costruire da Castruccio Castracani degli Antelminelli (signore di Lucca e leggendario capitano di ventura all'obbedienza di Ludovico il Bavaro) nel 1313, che viene considerata a buon diritto "la prima villa lucchese di cui si abbia memoria". Ce ne restituisce una immediata immagine la vivace miniatura delle Cronache del Sercambi in cui l'autore lucchese illustra il fattaccio di un assassinio e l'edificio vi appare nelle sue forme gotiche, fra l'altro assai somigliante alla Villa Guinigi nel centro storico cittadino (vedi itinerari n.1 e n.2). Di questa fabbrica non è però rimasto più niente, perlomeno in vista.
L'aspetto attuale è il risultato di vari rimaneggiamenti effettuati in epoche diverse, di cui i più vistosi e sostanziali sono stati quelli condotti nell'Ottocento sotto una non meglio identificata proprietà Borbone, durante la quale fu probabilmente aggiunto il corpo con loggiato a sud.
La vista del complesso, strettamente chiuso dal muro di cinta e da una cortina di alberi di alto fusto, si ha solo dall'interno del parco che mantiene il disegno del reimpianto dell'Ottocento mentre completamente rifatto in stile è l'arredamento interno, secondo i criteri dei relais-chateaux francesi.
Dagli anni settanta la villa è un raffinato ed esclusivo hotel-ristorante: il telefono è 0583-370037.